Fri 5 Sep, 2008
Rated: G
Sommario: “Era un bianco…terribilmente splendente sotto quelle luci.”
Personaggi: Enryol, Luthen
Genere: Generale
Warnings: drabble - AU
Capitoli: one shot
Lista: 15 colori
Numero: #6.Celeste
Note: dopo Las Vegas
Completo: sì
Commento: La mia prima drabble, ossia, scritto molto breve. Di norma, non più di 100 parole, ma è una definizione che ho sentito può essere presa molto alla larga. In questo caso, appena due pagine di word, coff. E’ stato…immediato nella concezione, e veloce nell’esecuzione (credo sui 40 minuti). Ma visto che i temi da toccare in quella notte son molti, come anche in quelle a venire, ho inaugurato coi 15 themes, colori. E nonostante la frase estratta per il sommario, il colore resta il celeste.
<< Luthen? >>
Era finita la giornata, cominciava la notte, per lei invece non ci sarebbe stato riposo. Solo quella piccola pausa, per bere uno dei tanti caffé che l’avrebbero accompagnata in quella lunga veglia. Aveva appena preso il secondo, quando si accorse che dietro di lei, appoggiata al muro, stava la ragazza dalle sferette nei capelli. La luce in quella parte era stata spenta, l’unica fonte luminosa era data dal distributore di bevande. Ma lei l’avrebbe riconosciuta su un milione.
<< Ciao Enryol. Come va? >>
Sbuffò dal naso, sorridendole.
<< Mi piacerebbe risponderti "come al solito". >>
<< Pure io. >>
La dottoressa soffiò sul caffé, da cui bevve un piccolo sorso.
<< Ti vedo delusa. >> Le disse la Valkyria.
<< Sì, non mi ha messo lo zucchero. >>
<< Oh...succede alla volte. Però tu esageri spesso con le dosi. >>
<< Ne ho bisogno. >> Rispose sorridendole, la sua solita battuta sulle quantità astronomiche di dolcificante che metteva su ogni cosa. L’unica volta che Luthen sbagliò bicchiere prendendo il suo, l’espressione che le si disegnò in volto fu la causa dei dieci minuti di risate ininterrotte che fecero temere per la sua morte.
<< Drogata. >>
<< Parla lei. Immagino che ti sei dimenticata la dose a casa, dico bene? >>
<< Mm? >>
<< I sonniferi Lulù. >>
La mora cadde dalle nuvole e si lasciò sbattere la testa contro il muro mentre fissava il soffitto.
<< Non sono io ad averne bisogno stasera. E poi credo non chiuderò direttamente occhio. >>
<< Vuoi farmi compagnia quindi? >> Incrociò le braccia tenendo il cartone del caffè in mano. Le rivolse la domanda come fosse una presa in giro, inclinando leggermente il capo.
Luthen fece segno di diniego.
<< Vorrei, ma ti sarei solo di impiccio. >>
<< Appunto. E lo sarai ancora di più se mi passi la notte in bianco e resti a fissare il vuoto senza neanche la forza per alzare un braccio. >>
Luthen sospirò, mettendosi le mani nelle tasche del cappotto. Volse lo sguardo verso una delle finestre che davano sul deserto di Las Vegas, o Zona come ormai tutti la chiamavano.
Fece lo stesso anche la bionda, sfiorando con le labbra il liquido ancora caldo del bicchiere.
Passò il vento, facendo salire verso il cielo un grande velo di sabbia, che andò a tener compagnia alle nuvole per un breve lasso di tempo. Ricadde infine a terra.
Con la coda dell’occhio, Enryol spostò lo sguardo sulla compagna, che invece lo teneva fisso sul paesaggio desolato. Le sferette alla fioca luce che proveniva dall’esterno erano di colore grigio. Chiuse le palpebre e le riaprì per guardare di nuovo fuori.
<< Ti ho già rubato troppo del tuo poco e prezioso tempo Enry. >> Luthen si dette una spinta con uno dei tacchi degli stivaletti, e si staccò dal muro. << Ma non voglio che ti preoccupi. Dammi pure una di quelle. >>
<< Quante ne hai prese in questa settimana? >>
<< Due per cinque giorni, come avevi detto. >>
<< Oh che brava, hai saltato una notte quindi. E con questa sarebbero state due. >>
<< Mi spiace. >>
<< Sì sì sì, lo so, lo so, stupidina. >> Facendole la linguaccia Enryol si mise una mano nel taschino, ne estrasse poco dopo due piccole pillole celesti che porse all’amica. << Tieni, drogata. >>
<< Grazie, futura diabetica. >> Rispose con finta sufficienza mentre le prendeva con garbo dal palmo della dottoressa.
<< Vedi di prenderle queste però, intesi? >>
<< Intesi, mamma. >>
<< Brava lei. >> Tanto per stare nella parte, le diede un buffetto sulla guancia, che non fu molto gradito dall’altra parte in causa, con sommo gaudio di Enryol. << Ehi, sai che sono proprio proprio morbidose? Come fai a tenerle così eh? >>
<< Genetica, presumo. Ora smettila, mi fai male. >>
<< Ma è divertenteeeee >>
<< Un medico non dovrebbe far star male, il contrario. Quindi smettila dai. Enryol! >>
Quest’ultima cominciò a ridacchiare in modo più sentito mano a mano che procedeva nella pratica.
Poi la suoneria della sua PCPU fece l’eco nel corridoio vuoto. La presa delle dita si affievolì e con un profondo sospiro Enryol aprì la chiamata. Luthen osservò l’amica cambiare in pochi secondi d’espressione, passando da quella giocosa a cui era abituata fin da piccola a quella seria e ormai professionale che il suo grado le aveva fatto assumere.
<< Arrivo subito. Tenetelo in vita fino a che non entro in stanza. >> Fece un breve ma sentito cenno di saluto alla ragazza, riservandole l’ultimo sorriso di quella notte. Lei rispose altrettanto, e la lasciò correre verso la nuova urgenza. Le porte si aprirono e poi chiusero al suo passaggio e Luthen rimase sola.
Riservò un’occhiata alle pillole nella sua mano, per poi chiudere il pugno e dirigersi verso il suo alloggio.
Ovunque andasse, vedeva e analizzava.
Gente che si era salvata, gente che non ce l’aveva fatta. Li portavano via dentro dei sacchi, come avessero in mano un carrello della spesa e non una barella, poi filavano via.
Tenne lo sguardo puntato su uno di quelli che le passò vicino e lo seguì con gli occhi. Era un bianco…terribilmente splendente sotto quelle luci.
Scomparve dietro un angolo e non lo vide più. Si voltò, riprese a camminare. Attorno a lei, tante, tante persone. Alcuni su dei letti, alcuni in piedi, preda di emozioni diverse e contrastanti. Lacrime e sorrisi per fare i due gruppi più numerosi, a minima distanza l’uno dall’altro. Altri erano addormentati, come quelli a cui passò affianco. Riconobbe una di loro, a cui rivolse un tenue sorriso, ma si guardò bene dal non svegliarla. Un po’ la invidiava, stretta in quella coperta. Riconobbe la mano di Enryol nel biglietto che giaceva tra di loro, e a giudicare dalle X poste alla fine del nome, doveva essere una buona notizia.
In un primo momento, passando vicino alla zona degli hangar aerei, le balenò in testa di portare saluti a Dely e alla sua compagnia. Ma se con Sebastian e con lo stesso Capitano Zazie non avrebbe avuto problemi ad intavolare una minima conversazione, lo stesso non poteva ancora dire della strana ragazza che era in seconda al comando. Dely la adorava, ma preferiva non turbarle la serata. Non che la cuginetta se ne sarebbe accorta…l’avrebbe vista domani, comunque.
Evitò accuratamente di incrociare Rebecca, Rydia invece chissà dove era finita. Forse quello che l’aveva fermata era il suo ragazzo…Valkyria internazionale e membro della GIA, non male davvero.
Passò la carta magnetica, si aprì lo sportello della sua piccola e angusta camera. Essere d’èlite non sempre ti fa avere le stanze più grandi.
Poggiò con cura il cappotto all’appendino e si recò subito al bagno. Accese le luci attorno allo specchio e aprì l’armadietto che stava poco distante. La sua mano superò spazzolini, dentifrici e pettini, si chiuse attorno a un barattolo, ormai pieno al culmine di pillole celesti. Svitò il tappo e mise quelle che aveva ancora in mano assieme alle altre. Lo osservò per un momento, riponendolo poi dove era il suo posto.
<< Cosa non faccio per rivedervi...ringraziatemi con uno scenario migliore di quello di ieri notte, stupidi. E migliore di...questo. >>
Con un colpo chiuse l’armadietto, e poggiò le mani sul lavandino che aveva di fronte. Le immagini di quella che era stata un’infanzia trascorsa con Rose e Jotaro al suo fianco sfumavano dalla realtà, al mondo delle cose che non erano più.
<< Di nuovo...maledetto...maledetto mondo. >>