Rated: PG - Genitori
Sommario: “Come un principe costretto a lasciare la sua gente, ma che dopo sacrifici e imprese, sarà abbastanza forte da poter sconfiggere l’avversario che gli ha rubato tutto.”
Personaggi: Sharan, altri
Genere: Introspettivo - Malinconico - Drammatico
Warnings: None
Capitoli: one shot
Completo: sì
Lista: Melodies of Life (parte A)
Numero: #12. Skating around the truth who I am, but I know, dad, the ice is getting thin
Note: ambientato in due momenti, uno è di bg di Sharan, l’altro è di SS0.
Commento: la lettura di Watchmen, in particolar modo del capitolo dedicato a Jon mi ha ispirato questo brano una notte. Tempo due giorni ed era finito, capita così raramente che sono fiera del risultato. Come al solito Sharan ha la mia attenzione, vedremo quando torna nella storia se continuerà ad essere così oppure qualcuno prenderà il suo posto.


Pavimento di marmo, lastroni gelidi. Piove. Un velo d’acqua ricopre tutto e mi bagna le piante nude dei piedi. Sono diritto, nel silenzio, perché non sento davvero nessun rumore. Vedo le gocce che si frantumano a terra, sulle statue, rigano i vetri e i cocci che sono accanto a me, ai miei piedi. C’è il fuoco che lotta per non soccombere alla pioggia, ma sarà invano, alla fine sarà sopraffatto. Eppure continua a bruciare tutto quello che ha conquistato. Legno, pareti, oggetti, quadri, drappi, il corpo di mia madre.
Le fiamme avvampano a pochi metri da dove mi trovo io, ciononostante non riesco ad avvertire il calore che emanano. Non credo sia grazie all’acqua, anche se è l’unica spiegazione che riesco a darmi.
…In realtà, mi sforzo di trovare un motivo solo per non ammettere che sono scosso. Ma chi non lo sarebbe? Ho sei anni…posso avere rabbia, paura, odio senza un freno. Sono una creatura pura, posso rifugiarmi in questo fiume impetuoso che sento scuotermi le membra e che mi fa girare la testa. Temo di perdere l’equilibrio da un momento all’altro, non so neanche dire e mi sento pesante come un macigno o leggero come una piuma. Posso solo dire che non sono stabile, e che cadrò. Per un motivo o per l’altro, cadrò.

No, non devo cadere. Me lo continuo a ripetere. Mi sta guardando, avverto il suo sguardo che mi trapassa la schiena. Mi brucia più delle parole degli altri, degli insulti sussurrati, degli epiteti che mi piombano addosso. Darei questo braccio per non dover continuare a tirarmi addosso il loro odio. A che serve ripetersi che è giusto così, che in questo modo posso salvarli, e non riesco ad evitare di sentire cosa dicono?
La spada è pesante, improvvisamente.

L’acqua è trasparente, ma ciò che scorre sotto al fuoco e mi raggiunge è rosso. E’ il sangue di mia madre, dei miei zii, dei miei nonni. Lo stesso che scorre nel mio corpo e mi fa vivere. Ma se ora è sotto di me, e mi scivola via, significa che io sono morto?
Ecco perché non sento il fuoco che brucia davanti a me, capisco. Non sento suoni, non sento dolore, non sento freddo. Sono morto, avrei dovuto arrivarci prima. Però, se è così, perché non si alzano? Madre, sei ancora scomposta. Se non ti alzi, continuerai a bruciare. I tuoi capelli lo sono già, un tuttuno col fuoco.

<< Sharan, hai fatto ancora quel sogno? >>
I suoi capelli argentati cadono sull’abito bianco confondendosi in esso. Sembra vestita di luce, mentre siede con me in giardino.
<< Perché me lo chiedi madre? >>
<< Per curiosità. Era la prima volta che ti sentivo parlare di uno ricorrente. Volevo sapere come andava a finire. >>
<< Non è finito. Io te l’ho detto, con lei mi trovo tutte le notti, e sto in sua compagnia fino a quando non mi svegli. Non è una storia. >>
Che ho detto di così divertente per farla sorridere?
<< Sei convinto che solo le storie abbiano una fine? >>
<< Mi sbaglio forse madre? >>
<< Non sai quanto. >> Sfoglia un libro, gira la pagine con delicatezza pari a quella che riserva per le mie carezze e riesce a far risuonare un gesto così semplice come fosse parte di una melodia.
<< Ogni cosa ha un inizio e una sua conclusione. Il giorno…la notte. Gli oggetti, le persone, non vi è al mondo pensiero o essere che non terminerà di esistere. >>
<< Anche i sogni? >>
Avverte il tono deluso della mia voce, alza gli occhi dal libro e li posa su di me.
<< I sogni sono storie che viviamo altrove, in un mondo diverso da questo. Sì, anche loro un giorno si concluderanno. Ma io penso >> Piega le pagine del libro, un lungo fruscio accompagna il fluire dei fogli sottili. << Che il tempo in quegli spazi in cui ci avventuriamo durante la notte scorra in modo differente dal nostro. Alcuni più veloci dello scandire di Lark, altri più lenti. Se il tuo è uno di quest’ultimi, allora la sognerai ancora per molto tempo. >> La copertina del libro mise fine al loro incidere nell’aria.

Vorrei poterlo definire incubo. Significherebbe che avrà una fine in un mondo diverso da questo. Che mi sveglierò, e tu accanto a me non mi rivolgerai altro se non uno sguardo assonnato e mi darai di nuovo prova di quanto il malumore si veda al mattino. Potrebbe durare secoli tutto questo, il disprezzo, l’incredulità, l’impotenza, mi basterebbe che fosse in una dimensione diversa. Non ho idea di quanto potrò ancora sopportare il tuo silenzio, mi pesa su un punto del corpo che non posso allontanare da me.

Non si muove. Mia madre non si muove. Neanche io mi muovo. Eppure avverto che tra di noi c’è una differenza. Io sono in piedi, lei è accasciata al suolo, il fuoco balla sopra di lei. Mi sfiora, continuo a non avvertire il suo tocco. Non riesco a staccarle gli occhi di dosso. Continuo a non capire. Se sono morto, perché non sono come lei?
Non riesco a muovermi, e sono in piedi.

<< Cornelius. >>

Mi volto senza fretta verso la voce maschile che ha parlato. Dapprima scorgo una indefinibile massa più scura nell’alone d’ombra che attornia la fiamme. Poi questa esce e mi si mostra.
Mia madre odia quel nome. Odia anche chi lo usa per riferirsi a me. Odia soprattutto lui, mio padre.
Il corpo massiccio serrato da un’armatura dalle forme spigolose e taglienti, il volto duro, freddo, distaccato con cui mi osserva, e da che ho memoria mi ha sempre rivolto. La spada sguainata al suo fianco, sporca del sangue che mi scorre sotto i piedi, la tiene con sicurezza, la mostra come prova della sua presenza e forza, quasi fosse una sua estensione. Come in effetti è.
<< Quanto ancora vorrai fissare i cadaveri consumarsi? Qualcosa che cessa di esistere non merita maggior attenzione che quella riservata a degli scarti da buttare. Soprattutto per una sporca traditrice come lei. >> Dà un calcio a qualcosa, li butta sul cadavere che il fuoco sta mangiando.
Rivolgo di nuovi gli occhi a quelle fiamme.
Mi viene da pensare solo a una cosa, che non vi è al mondo un essere che non smetterà prima o poi di esistere. Mia madre non era un’eccezione. Rimaneva quel dubbio…io avevo smesso di esistere?

Non sono più Rockefort, forse non lo sono mai stato pienamente. Ho creduto di poter essere lui, di vivere come lui. Come l’anello di pietra che protegge il mondo dalla dimora di mio padre, una cinta muraria che avrebbe impedito ai mostri che inevitabilmente mi seguono di poter nuocere alla gente alla quale sto accanto. La mia forza non è stata all’altezza, le orde di nemici mi assaltano, ogni loro passo scheggia il suolo. Assaltano con spade e asce, buttano giù i resti inneggiando alla loro vittoria con urla e insulti al cielo. Le mie guardie sono inermi, come me hanno compreso che la favola è terminata.

<< Per questo sono venuto, mi auguro non troppo tardi. Lasciarti a lei è stato un errore, vedo che ti ha già reso inerme alla vita e al suo corso. Sarò pronto a colpirti allo stesso modo se solo vedrò una lacrima sporcarti il viso, sappilo. Alza il tuo volto, perché da oggi non sei più un Wagner, sei un Cromwell. Condividi il sangue di lei, ma anche il mio. E quello di tua madre ora è versato, non è più. >>

La mia ambizione non è mai stata quella di essere un principe, ma anche da semplice cavaliere, avrei voluto essere un aiuto, non un dispensatore di disordine e morte. Ho provato, tante volte, fallendo sempre. Alzarmi e ritentare, cadere di nuovo, alla fine sono solo fuggito. Fuggito…?
Ah, ho compreso.

Ho capito. Io ero Sharan. Io ero Cornelius. Mio padre aveva ucciso mia madre. Mio padre aveva colpito Sharan. Restava Cornelius. Un altro me, forse. Un’altra occasione di vivere. Tutte le cose avevano una fine. Io ne avevo due, e una stava lottando per non soccombere. Risento il calore del fuoco, l’acqua sulla mia pelle, il freddo che mi avvolge, l’odore di carne bruciata di cui è satura l’aria e il fumo.

<< Abbiamo chiesto, chi sei?>>
<< … >>

Un sogno ed un incubo, ho due strade davanti a me ed una mi è stata preclusa. Per il momento.
Rivolgo lo sguardo asciutto verso il carnefice di mia madre e lo sostengo. Sharan è troppo debole, lo faccio fuggire. Cornelius tiene la strada bloccata, richiamando su di sé l’attenzione del nemico per permettere all’altro di correre verso l’esilio di un mondo avvolto dalle nebbie del sogno.
Sarò quello che l’incubo vuole, fino a che il sogno non si riprenderà e verrà a reclamare quello che gli spetta. Come un principe costretto a lasciare la sua gente, ma che dopo sacrifici e imprese, sarà abbastanza forte da poter sconfiggere l’avversario che gli ha rubato tutto.

Io non potrò mai essere quel sogno.
<< Sono Cornelius Cromwell, figlio di Leier Cromwell. E gli ospiti che vi ho portato sono Myriam Longfellow e la sua deliziosa compagnia. >>
Sono sempre fuggito da ciò che era già, dalla mia sconfitta. L’incubo non è finito, temo non lo sarà mai. Il sogno non è mai tornato e l’incubo mi perseguita ovunque io cerchi di rifugiarmi. Una vita normale, degli amici, una persona cara, una famiglia. Mi ritrova sempre, non c’è scampo, non ce ne sarà mai. Questa è la mia vita, e io l’ho solo presa in giro per tutto questo tempo.

Però
Però
Se anche dovrò piegarmi alla sua volont
Nonostante la pena sembra non avere mai fine durante il giorno
Quando chiuderò gli occhi, troverò sempre riposo
Quando il sole cala, ho sempre trovato rifugio
In quella collina
Su quell’altura

E quella bambina.
E lei.

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