Mi è capitato, per esperienza personale e altrui, che finita la scuola superiore, quando devi scegliere la tua futura università, moltissimi si mettono a studiare materie che la scuola appena frequentata metteva in secondo piano. Io uscita dallo scientifico sono andata a fare accademia d’arte. Chi esce da lingue, poi va a economia. Chi esce da ragioneria, si butta sulle lingue. Fermo restando che ci sono persone che seguono il percorso già intrapreso alle superiori, è una tendenza che ieri mi ha fatto pensare.
Il mio diploma laurea è di Nuove Tecnologie per l’Arte, Progettazione Grafica. Se ne dedurrebbe che io veda nella tecnologia, che giusto ieri ha portato alla presentazione stile Simba da “Il Re Leone” della tavoletta di (Mosè?) Jobs, iPad, il bene supremo. Il fine ultimo, la soluzione a tutti i problemi, il “tutto impalpabile e digitale”, la fighezza del virtuale. Indubbiamente io adoro il PC (l’Apple meno), è la fonte di fancazzeggio primaria in questa fase della mia vita e allo stesso tempo la piattaforma di lavoro su cui opero. Senza Internet mi sento tagliata fuori dal mondo, anche se non devo comunicare nulla, tanto meno di utile. Mi piace perdere tempo “surfando” nella rete, vorrei avere costantemente aggiornamenti da leggere e siti da controllare.
Poi mi prendono quei cinque minuti di isolamento (leggasi, luna storta per altri motivi o birra) e penso a un futuro in cui tutto è digitale, a come la tecnologia ebook sia il futuro, mi visualizzo in un film sci-fi in cui il computer è un’entità talmente presente che ti domandi se tu stesso sei un programma o se hai effettivamente una corporalità, una vita, se esisti aldifuori della tua camera da letto o se perfino quando dormi il desktop del tuo ufficio è collegato al tuo cervello tramite un chip e il tuo datore può vedere se ti fai un sogno erotico in cui è coivolto il tuo segretario. O rido, o mi incazzo come una bestia.
Mi basta guardare gli album che abbiamo in casa per notare come non ci siano più fotografie materiali dall’avvento della macchinetta digitale. Perchè stamparle? Sono comodamente sul PC. Mille fotografie, perchè la memory card ne può tenere ben oltre le 36 dei vecchi rullini. E poi, chi le guarda? Nessuno. Sono nel PC, o in un CD, o in futuro in qualche dispositivo virtuale che ti bastera “touchare” perchè te le mostri a tutto schermo. Poi arriva un format e via tutto. O si rovina il supporto. Poi non ti ricordi più di averle e spariscono.
Impalpabile, bello, non sporca, brillante, comodo, leggero. Il digitale è il futuro. Tutto è di tutti, tutto è appiattito senza più gerarchia di importanza, la tua camera diventa il mondo.
Intorno a noi si vedono i segni di una crescente mobilità accompagnata dalla miniaturizzazione degli strumenti di comunicazione: telefoni mobili e organizer elettronici, pager e laptop, telefoni e orologi connessi a Internet, Gameboy e altri videogiochi portatili. Alla fine l’apparato della realtà virtuale si ridurrà a un chip impiantato nella retina e connesso via etere alla Rete. da quel momento porteremo con noi la nostra prigione, non per confondere allegramente le rappresentazioni e le percezioni (come nel cinema), ma per essere sempre in “contatto”, sempre connessi, sempre “collegati”. La retina e lo schermo finiranno per fondersi.
~ Lev Manovich, “Il linguaggio dei nuovi media”, ed. Olivares, 2004
Più penso a come e dove vorrei vivere in futuro e più concretizzo nella mia testa una casetta in montagna, a due passi da una prato e un bosco, magari con un sentiero di quelli segnati in rosso, da passeggiata. Una famiglia nel migliore dei casi, altrimenti un bel Husky a farmi compagnia, col lavoro di illustratrice e (magari) scrittrice, con la tecnologia che ho ora e con tanti libri in casa. E’ proprio vero, a me la tecnologia piace fino a un certo punto. Sono partita da nuove tecnologie e finisco in mezzo alla natura. Sono una vecchia.
melancholy
January 29th, 2010 at 12:41 am
Mi sento citato e tutto questo mi manda in sollucchero!