Scrivere mi è sempre piaciuto molto, così pensavo. Penso tuttora che possa essere qualcosa che mi dia appagazione, o almeno divertimento. Ma sono molto rattristata che sia diventato difficile, o quantomeno lungo…o che io sia diventata di nuovo troppo pigra. Ai tempi della scuola era quasi una esigenza fisica, per riuscire a soppravvivere al grigiume in cui dovevo stare per 5 o 6 ore al giorno più compiti a casa; poi sono passata all’accademia, dove la mente era più libera di farsi viaggi e quindi meno vincolata al txt, e infine sono giunta agli ultimi febbrili (proprio, cough) mesi di vuoto che mi porteranno a Febbraio i due esami finali e alla tesi.
Proprio questo vuoto mi sta uccidendo il motore interno, la creatività. Mi consolo con la piccola felicità di aver letto un libro in un giorno, cosa che non capitava da molti anni, di averne quasi finito un altro e di essere tornata con la mente ai tempi delle medie, quando ancora amavo e non potevo stare senza buttare su carta qualcosa, qualunque cosa “basta che sia meglio della quotidianità“. Però mi sembra di essere Matilde di Roald Dahl, che alla fine del libro, quando viene messa in una classe avanzata dove può sfogare la sua intelligenza ai livelli alti che le sono propri, smette di avere poteri. La forza della sua mente, incanalata in un ambiente a lei più idoneo, non ha più bisogno di uscire con forza da lei e manifestarsi attraverso la categoria magica o della telecinesi. Era un finale che ai tempi mi lasciò con dell’amaro in bocca, e di anni ne avevo pochi. Me lo ricordo ancora bene e mi ci rivedo ora.
L’eremitaggio ormai mi sta facendo crescere più ansia per i contatti con gli altri che per la mancanza di verve scrittoria (esisterà sto termine?), ci devo dare un taglio presto.
Oct
21
anxious