Ammiro per certi versi chi riesce ad avere blog emofree, però a certe ore della notte non ti vengono in mente pensieri tanti buoni. Neanche da tagliarsi le vene ovviamente, ma quando ti accorgi di cercare canzoni come ballate o mediamente malinconiche nel HDD da ascoltare allora capisci che sono arrivati i cinque minuti di frustazione notturna. Anche oggi in treno, tra l’abbiocco serale e la stanchezza mi sono messa a fissare ciò che mi stava davanti con quello sguardo vuoto che mi chiedo sempre che effetto faccia vederlo da fuori. Non avevo motivi particolarmente emo per rivolgere in modo ossessivo gli occhi alla poltroncina o al finestrino, ma spostando lo sguardo su quest’ultimo sono rimasta ipnotizzata dalla mia immagine riflessa e sono rimasta immobile a guardarla fino a quando non sono stata costretta a manovre di spostamento bagagli.
Ancora due settimane di frequenza e poi cominciano le vacanze di Natale…perchè sento che anche quest’anno sono fuori tempo? No, non mi riferisco alle solite menate di regalini, pranzi/cene, etc etc, per quelle credo che qualcosa riuscirò a racimolare. Più che festività, Natale vuol dire fine dell’anno, altra carellata di luoghi comuni come “buoni propositi” e simili. Ma non parlo neanche di questi, semplicemente mi accorgo che il tempo passa troppo in fretta. Tra qualche anno avrò un lavoro (forse), me ne andrò di casa (forse), perderò i contatti con le persone che frequento ora in accademia, ne troverò altre, dovrò ricostruire tutto daccapo. E in tutto questo io a malapena mi riesco a capacitare di avere vent’anni, di stare in un mondo che dal punto di vista ecologico sta morendo (mai visto un novembre così caldo), di dover far parte di una società che mi sento solo di criticare e di non migliorare, davanti a un mondo che ci prende tutti in giro nonostante ci sia paradossalmente più possibilità di informazione e tutto l’ambarabam annesso. Mi sento la scritta “pirla” in faccia, e mi rifugio in una visione disfattista per non farmi illusioni o scadere in stereotipi di felicità che suonano molto come una droga per sopravvivere al mndo attuale, ma che sono più difficili da gestire di quel che si crede. Eppure non posso farci nulla, maledetta quella volta che quel cromosoma Y non è arrivato a destinazione, mi hanno ficcato in testa l’immagine della famigliola felice e quella rimane. Poi alla fine è una delusione pure quella, come la convinzione infantile che ogni Natale sarei andata al cinema e avrei visto il film della Disney che avevo aspettato da Gennaio.
Adesso cosa c’è al cinema? Perfetti parti digitali per mechandise e basta. Non che prima non lo fossero, ma forse era avanzata un pò di quella magia che c’erano nelle fiabe di tempo fa e che tutt’ora rimane ancorata nella mia testa. Non la schiodo più nonostante certe frasi brutte che dico anche in risposta ai discorsi ottimisti di mia madre, perchè se anche le dico a lei in realtà le dico a me stessa per togliermi questa visione “bella” del mondo. Credo di star vivendo l’adolescenza adesso, in ritardo come tante altre cose: questi sono discorsi da sedicenne che si ritrova suo malgrado 4 anni più avanti del dovuto, e che non sa se tornare indietro o andare avanti. La fregatura è, che qualunque cosa tu scelga di fare alla fine rimarrai comunque o imbrogliato o deluso. Datemi della disfattista, ma in questo mondo incasinato io mi sento come Haruhi nell’ultima puntata, poco potente nei suoi confronti. Avere una vita felice alla fine ti viene risolta con le soluzioni già testate (o famiglia o carriera o altro) e io mi sento oppressa alle volte quando ci penso troppo. Verrebbe da prendere la macchina e andarsene via e aspettare la fine del mondo seduti su un prato mandando a cagare i suoi schemi almeno per qualche minuto (mi sta influenzando questa canzone, non vogliatemene)
Daisies of The Galaxy - Eels
Take heart, my little friend
And push back your seat
Soon we’ll be far away
Far from the street
Where you learned how to be
Not what you are
Up on the shoulder
There is a town
With a little motel
And an old movie house
We’ll go to a movie
Whatever it is
Watchin’ the movie
The world’s gonna end
And there ain’t no place for
A boy and his friend
To go
I’ll pick some daisies
From the flower bed
Of the Galaxy Theater
While you clear your head
I thought some daisies
Might cheer you up
Le solite risposte sono che “nel tuo piccolo fa del tuo meglio”, “di costruirsi la propria felicità“, di “sii ottimista”, “cheer up emo kid”, etc etc. Ma non è disfattismo davvero, è la chiara consapevolezza che siamo troppi al mondo per cambiare qualcosa. L’unione fa la forza ma ti rende anche insignificante. Non credo alla storia da catechismo della vite che se fosse tolta farebbe distruggere tutta la barca. Ce ne sono invero di così, ma non siamo noi, o quantomeno io. Siamo solo marionette nel mondo economico, il target, il consumatori, la massa ignorante media, *inseriresinonimoqui*, nulla di importante.
Tutto questo discorso per cosa? Perchè oggi ho sentito la notizia che in montagna non è nevicato ancora,e quindi la stagione sciistica ritarderà. E appena diciotto anni fa io andavo alla mia prima settimana bianca, innamorandomi dopo tre dello sci e dicevo “ogni febbraio andrò su a sciare per almeno sette giorni non vedo l’ora!”. Convitissima che ci sarebbe *sempre* stata la neve. E invece ecco, venti anni e la terra dà chiari segni che è al limite, e il mondo se ne frega. Se ne frega anche di quelli come me che aspettano ancora la neve, magari buttandocene addosso di finta, così siamo contenti. Mi viene da piangere da sola, davanti a uno schermo, ma ditemi voi che vita è questa? Voglio il rimborso!
