Quickribbon Living in dreams » Pensieri di un neurone
Aug 4
  

È che mi capita di passare in centro alle 15:15, quando i negozi devono aprire, la gente se ne sta tornando a lavoro, ma aleggia un chissà che, una sospensione. La luce sembra far risaltare tutto con più intensità e nello stesso tempo, ad Agosto, ti sottolinea che sta dando il massimo per poi scolorire.
Camminando sempre per le stesse strade guardando al massimo davanti a me, mi viene facile stupirmi di come mi basta alzare la testa e capisco che dall’alto mi perderei immediatamente. Da quando in qua c’erano quei quattro ripetitori stipati su un tetto? E vicino c’è pure una terrazza dell’ultimo piano.
I muri sono giallissimi o bianchissimi, perfino il rosa sembra più brillante nonostante sia chiaramente nato come pastello. Il cielo è, boom, qualcuno ha preso il gradiente e ha riversato la tinta più scura e accesa ovunque, lasciando giusto in fondo un po’ di celestino, così si capisce che non è piatto. Fa un contrasto che non mi viene mai sulle colorazioni, di quello che uno associa alle ore più calde, più silenziose, dove anche una macchina, se presa da sola, scivola sull’asflato senza trapanarti le orecchie.
Ad Agosto ci sono già le foglie bruciate. Ad Agosto ci sono le ferie, si va al mare, chiude tutto, ma l’estate sta finendo. Finisce ma a queste ore sembra sia al culmine ogni colore. In Spagna turisti a parte non trovi molta gente in giro, oggi alle 15:15 pareva che il nastro si fosse inceppato come lì. Uguale a quando sei sulle montagne russe, sei sulla punta e poi scendi giù, tutto sospeso.
Presto sarà Settembre, autunno, ottobre e novembre farà freddo, pioggia, la sera torna prima, a dicembre no, il Natale no per piacere…Gennaio Febbraio ci andrò in montagna un poco? È che c’è gente in pista, fino ad Aprile magari, ma prima c’è Marzo, e che casino, stavolta ci uccideranno le pioggie, l’umido o il caldo? Maggio e Giugno chi ci riesce a stare in casa, con mia sorella che sarà sempre più nervosa per la maturità? E a Giugno ricomincia l’afa, l’agonia dell’attesa per Luglio, lo passerei tutto in piscina a prendere sole e poi di nuovo Agosto, a pensare a come è volato tutto in fretta e non ho preso ancora un ghiacciolo ma ben tre granite. Al cinema che daranno?

Non ho neanche calcolato le paranoie per un lavoro e per la scuola serale, le code in tangenziale, la famiglia, il precariato, i tg, le tragedie, gli scandali, le proteste, i cortei, gli incidenti, le pioggie forti che ti bloccano in autostrada, l’ansia per le relazioni sociali, le fiere, le organizzazioni…

Ad Agosto mi viene sempre l’ansia dell’anno nuovo che quello di adesso deve ancora finire. Non può restare più a lungo Luglio?

Jul 1
  
Mood : drunkdrunk
Music : Boat Song - Lunar OST
Tv : nulla

Di teorie per far apparire con senso quella storia che chiamano FFVIII ne hanno pensate tante i fans, o chi per loro. Nessuna ha trovato il favore dei creatori, probabilmente perchè per loro il prodotto ha senso così. Contenti voi…
La pensata che dal secondo CD in poi, quando insomma la storia va in vacca, fino al finale sia tutto un sogno del protagonista e un suo modo di trovare la pace per passare dall’altra parte mi ha colpito e l’ho gradita molto.
Oggi, in cerca di qualche video con “The last day on Earth” della Kate Millier Heidke come sottofondo incappo in un AMV di FFIX con musica una da Lunar, “Boat Song”. Neanche sto andando a vedere il significato del testo, nè voglio indagare troppo in quella che probabilmente era soltanto una penuria di filmati a disposizione…ma la ripetizione finale di una sequenza del gioco, quella della fuga di Garnet e del suo cantare dalla torre di Lindblum mi sembrava quasi su quella linea.
Va di moda farsi delle storie crossover o leggerle in modo diverso da quelle che la SQUARE propone per costruirci sopra una storia strappalacrime o noob o, in rari casi, più bella dell’originale. Personalmente, ripetere quelle sequenze oggi mi gira di dire che sia per dare un messaggio, un’altra visione delle cose.

Váš prohlížeč nepodoporuje Flash stáhnětě jej.

Garnet non ha mai lasciato il suo palazzo quella notte, non ha avuto il coraggio di perdere quanto aveva già e rischiare la pelle per dare un “aiuto” a sua madre. S’è persa a sentire una recita che non era messa in scena dai Tantarus, ma da un gruppo ben affermato di teatranti, di mestiere. La sua mente s’è persa nelle musiche e nell’atmosfera che queste suscitavano mentre i personaggi cadevano in balia degli eventi, o si ribellevano ad essi venendone sopraffatti. E sognando, ha immaginato di travestirsi, fuggire via e incontrare un giovane ragazzo che l’avrebbe portata via da lì senza farglielo pesare, perchè lei aveva una missione personale da portare a termine. Coincidenza, entrambi avevano come obiettivo Lindblum, cosa non fa il destino. Avventure, perdite, grandi passioni, storie che a raccontarle non si crederebbe siano realmente accadute a te avrebbero preso il via e avrebbe attraversato e conosciuto il mondo. Tessuto amicizie che gli eventi avrebbero rafforzato anzichè disperderle, fino a renderle così forti da vincere la morte, se questa si fosse contrapposta a loro e alla salvezza del mondo intero. Si sarebbe finalmente realizzata aldilà delle mura di un castello costruito attorno a lei, e avrebbe trovato il vero amore, quello che non dimentichi mai. La morte l’avrebbe graziato e dopo anni di mancanza in cui i capelli le sarebbero tornati lunghi lui sarebbe tornato, come non fosse mai cambiato nulla, apparentemente. Perchè lei sarebbe cresciuta, diventando una regina talmente forte da potersi permettere la fiducia dei suoi sudditi se avesse anche preso in mano la corona e l’avesse gettata via, ammetendo così che prima di essere la loro sovrana era una persona. L’avrebbero applaudita, dando la perfetta cornice per il suo agognato lieto fine. Lei, la persona a lei più cara e tutti i suoi amici riuniti in un’unica piazza a festeggiare la fine di un lungo viaggio per cominciarne un altro, a cui lei ancora non riusciva a pensare perchè già quanto fatto finora le sembrava troppo.
Poi la recita è finita, e come al solito era ora di coricarsi.
Niente fuga, niente amori, niente splendide avventure per lei, solo la solita monotonia che la lascia almeno nei sogni, dove può tornare a pensare a un modo diverso di vivere.
Poi un giorno lei sale sulla torre a fare quello che le viene meglio, anche se a nessuno importa che una principessa sappia cantare, neanche a quelle colombe che affollano il pavimento. Il solito rumore, la solita guardia che ti è venuta a cercare per riportarti alle tua mansioni di futura regina. No, a parte i passi niente rumore di ferraglia. Niente armatura, il ragazzo che le appare di fronte non fa parte del corpo di guardia e già lei rimane colpita da quanto sia carino. Intanto che pensieri preoccupati, angosciati e domande da fargli su come lui sia arrivato fin là le affollano la testa lui le chiede se è la principessa di Alexandria. Prima ancora che possa rispondere come le hanno insegnato lui sorride e aggiunge che di sicuro è lei, non c’è altra donna nel regno che vanti la sua bellezza. Si inginocchia quindi e le chiede un permesso che lei è sicura di aver già fantasticato altrove.
Garnet sorride come lui non si aspetterebbe e non capisce la risposta che lei gli dà, “Finalmente.”
Lei è stata fortunata, il suo sogno ha trovato modo di avverarsi. Lei è fortunata, e spero possa vivere quell’avventura per tutte le ragazze e i ragazzi che resteranno ai margini, costretti nella loro vita ordinaria in cui il tempo detta legge e quel che resta da fare è accontentarsi di un aldilà in cui non ci sia da soffrire per le piccole e grandi cose di vite che nessuno avrà voglia di raccontare o ricordare. Se lei vivrà anche un solo istante di quella storia, varrà più di tanti giorni di vita infelice che altra gente deve farsi passare per sperare in un domani che tanto non arriverà, non in questa storia.
Sarà anche vero che “Behind every beautiful thing there is some kind of pain.“, ma io andrei fino in capo al mondo per salvare la principessa e per potermi guardare indietro e dire, questa vita è stata spesa degnamente. Un’altra canzone diceva “we were put here in this earth, put here to feel joy”, e crediamoci.
Ma quanto bisogna aspettare per essere felici? E se felice lo sei, non preoccuparti, stai certo che il tempo ti sconquassa tutto e devi ricominciare da capo. Se poi te cerchi di adeguarti e non ci riesci…alla frase “la fai troppo tragica” non trovo risposta migliore che il silenzio, ma la testa ne formula di così auliche da far vomitare una fan di Twilight. Suona meglio dirlo in un fumetto, “Speravo durasse di più, domani passerà” . Andrà tutto bene.

Jun 30
  
Mood : exanimateexanimate
Music : Like the Sun - Ryan Dan
Tv : tutubo e mIrc

Il tempo toglie via tutto e non ti fa godere nulla, ti cambia le carte in tavola e non ti guarda in faccia mentre le scombina o distrugge. Non resta che mandare giù il boccone amaro e farsene una ragione, gli altri cambiano e te non puoi restare fermo. Se certe passioni passano, te non puoi farci nulla. Passano anche a te, ma con una parte della tua testa ti fissi che invece te ci credi ancora.
Semmai tornerò a farlo, lo farò da sola, rendendo conto solo a me. Era meglio provarci assieme a tutti ma, appunto, ognuno ha trovato altro a cui dedicarsi. Se poi qualcosa verrà portato avanti, io non mi tiro indietro a proseguire, ma è chiaro che non è più come una volta. Ci farò l’abitudine e spero che semmai tornerò a parlare di questo mondo lo farò bene come facevamo anni fa.
Notte e sogni d’oro.

Apr 21
  

Bè domani, finalmente, vado a parlare con la persona che potrebbe prendermi come assistente. La tensione mi verrà più avanti, quel che la mia testa continua a pensare è altro. Che sono in realtà le solite, piccole e insulse, cose. Il tempo libero non mi manca, quel che non c’è è il solito, che nonostante gli incoraggiamenti non arriva più. E dire che mi piace, tanto. Vorrei sapere cosa si è arruginito, cosa non va. Insomma, come in Prince of Persia, il primo per la nextgen. Il Principe può saltare, ma se non arriva perchè è troppo distante, la principessa arriva e gli dà una mano. Però i salti base li fa. Ecco, io so che questo salto è normale, premi A e ci sei. Eppure resto sul bordo.
Apatia.

Feb 20
  
Mood : relievedrelieved

Volevo fare un post così, for the lulz, anche per prendere in giro la ricorrenza che sarà la mia laurea, se quando tra un anno e più mi venisse voglia di leggere gli archivi di anni passati e farmi un paio di risate. Ma l’umore si è un po’ guastato, perchè come sempre “se hai 10 cose buone ne avrai altrettanto di cattive” e (non sempre) viceversa. Quindi boh, spero che si risolva il danno, a metter pezze non sono una maestra ma ci si prova. Purtroppo tutt’oggi certe pieghe non si riescono a dimenticare/stirare via, incrocio le dita e mi auguro vada bene questa.

Saluti dalla vostra neo-maestra d’arte o/

EDIT: fiu~ éoè

Jan 30
  

Piccolismo
Ogni tanto vado in giro per siti. Sapete, quei siti che si offrono come vetrina agli esordienti scrittori per renderli, appunto, visibili. Ottima idea, in sé. E funzionante, pure, dato che una “professionale” come me ci va a curiosare. Così scorro qualche testo, animata da una flebile speranza… ed è allora che, diretta come un pugno in un occhio, mi colpisce l’assoluta vanità di quelle proposte. Non voglio neanche parlare degli intimisti, di quelli che vogliono scrivere l’Opera Letteraria. Parlo invece di quelli che si confrontano con i modelli narrativi più popolari e comuni (giallo, noir, rosa…) C’è un piccolismo (lo so, non esiste, ma rende l’idea) in quei testi che davvero mi turba. Come se, per dire, Georges Simenon, Dashiell Hammett e Barbara Cartland fossero sì famosi, ma per qualcosa che non ha nulla a che vedere con la pagina scritta. Come se qualcuno sostenesse di essere appassionato di montagna e, senza aver mai neppure visto di persona le Dolomiti, fosse sicuro di poter scalare l’Everest. Da zero a ottomila, insomma.
Poi mi fermo a riflettere e mi rendo conto che un unico filo unisce tutti quei testi: il desiderio, l’impulso, la voglia, la necessità di parlare di se stessi, però soltanto per proiettarsi in vicende misteriose o esaltanti, per sentirsi finalmente protagonisti di qualcosa, per dare un senso più “movimentato” alla propria normalissima esistenza. Ed è la cosa che mi rattrista di più.
~ SecondoPiano - 17/04/08 - http://secondopiano.altervista.org

Ha ragione, ma per fortuna i miei personaggi di me hanno poco (altrimenti sai che noia). Più che vedere me stessa in una di quelle avventure (magari) il divertimento sta nel pensarle animate e vive davanti a me, non solo nella mia testa. Fare soldi con uno scritto è impossibile, però arrivare a spendere tempo e forze in un manoscritto ti fa venire voglia che qualcuno lo legga. Chi dice di no son pochi. Alla domanda “chi te lo fa fare?”, è vero che nessuno mi obbliga a scrivere, ma è anche vero che nessuno mi impedisce di farlo.
Se poi io non ho capacità, quello me lo devono dire altri che mi leggono, l’autocritica o l’umiltà arrivano fino a un certo punto. Sono loro che mi devono dire se la storia ha un potenziale, perchè oltre ad avere un punto di vista esterno hanno più esperienza di me. Ci si lavora su con un editor che ti vuole dedicare tempo (cosa non facile, c’è poco personale e poco tempo) e insieme si riesce a mettere su un libro con un capo e una coda, che poggia su fondamenta più solide della sabbia del “perchè sì”.
Tanto per fare soldi da viverci con un libro, le opzioni sono due:

a) diventi il nuovo King/Larsson/Brown (non me ne vogliano i fans dei primi due, ho preso i primi bestseller che mi son venuti in testa) e ogni libro che fai uscire attira stuoli di lettori;
b) scrivi più cose all’anno, libri, storia conclusive, a puntate, lavori come sceneggiatore (valido esempio è l’autore di “The Dresden Files”, Jim Butcher, che porta avanti due serie contemporaneamente, e bene.).

Se non rientri in a o in b, scrivere diventa un plus. Questo plus cosa è? Soldi (pochi) e soddisfazione (molta, per me), con un’abbondante spruzzata di vanità riassumibile in “Ho pubblicato un libro!”. La cui risposta potrebbe essere “I calciatori e Moccia ti battono in incasso”. E’ un plus che a me piacerebbe tanto, ma di certo non ci vivo, per quello c’è il lavoro stipendiato. Basta esserne coscienti, non credere di possedere il nuovo classico della letteratura e di farci i soldi sopra. Sarebbe bello, ma al 90% dei casi non è mai così.

Jan 29
  
Mood : melancholymelancholy
Music : Love is a mystery - Ludovico Einaudi
Tv : mIrc e Youtube

Mi è capitato, per esperienza personale e altrui, che finita la scuola superiore, quando devi scegliere la tua futura università, moltissimi si mettono a studiare materie che la scuola appena frequentata metteva in secondo piano. Io uscita dallo scientifico sono andata a fare accademia d’arte. Chi esce da lingue, poi va a economia. Chi esce da ragioneria, si butta sulle lingue. Fermo restando che ci sono persone che seguono il percorso già intrapreso alle superiori, è una tendenza che ieri mi ha fatto pensare.
Il mio diploma laurea è di Nuove Tecnologie per l’Arte, Progettazione Grafica. Se ne dedurrebbe che io veda nella tecnologia, che giusto ieri ha portato alla presentazione stile Simba da “Il Re Leone” della tavoletta di (Mosè?) Jobs, iPad, il bene supremo. Il fine ultimo, la soluzione a tutti i problemi, il “tutto impalpabile e digitale”, la fighezza del virtuale. Indubbiamente io adoro il PC (l’Apple meno), è la fonte di fancazzeggio primaria in questa fase della mia vita e allo stesso tempo la piattaforma di lavoro su cui opero. Senza Internet mi sento tagliata fuori dal mondo, anche se non devo comunicare nulla, tanto meno di utile. Mi piace perdere tempo “surfando” nella rete, vorrei avere costantemente aggiornamenti da leggere e siti da controllare.
Poi mi prendono quei cinque minuti di isolamento (leggasi, luna storta per altri motivi o birra) e penso a un futuro in cui tutto è digitale, a come la tecnologia ebook sia il futuro, mi visualizzo in un film sci-fi in cui il computer è un’entità talmente presente che ti domandi se tu stesso sei un programma o se hai effettivamente una corporalità, una vita, se esisti aldifuori della tua camera da letto o se perfino quando dormi il desktop del tuo ufficio è collegato al tuo cervello tramite un chip e il tuo datore può vedere se ti fai un sogno erotico in cui è coivolto il tuo segretario. O rido, o mi incazzo come una bestia.
Mi basta guardare gli album che abbiamo in casa per notare come non ci siano più fotografie materiali dall’avvento della macchinetta digitale. Perchè stamparle? Sono comodamente sul PC. Mille fotografie, perchè la memory card ne può tenere ben oltre le 36 dei vecchi rullini. E poi, chi le guarda? Nessuno. Sono nel PC, o in un CD, o in futuro in qualche dispositivo virtuale che ti bastera “touchare” perchè te le mostri a tutto schermo. Poi arriva un format e via tutto. O si rovina il supporto. Poi non ti ricordi più di averle e spariscono.
Impalpabile, bello, non sporca, brillante, comodo, leggero. Il digitale è il futuro. Tutto è di tutti, tutto è appiattito senza più gerarchia di importanza, la tua camera diventa il mondo.

Intorno a noi si vedono i segni di una crescente mobilità accompagnata dalla miniaturizzazione degli strumenti di comunicazione: telefoni mobili e organizer elettronici, pager e laptop, telefoni e orologi connessi a Internet, Gameboy e altri videogiochi portatili. Alla fine l’apparato della realtà virtuale si ridurrà a un chip impiantato nella retina e connesso via etere alla Rete. da quel momento porteremo con noi la nostra prigione, non per confondere allegramente le rappresentazioni e le percezioni (come nel cinema), ma per essere sempre in “contatto”, sempre connessi, sempre “collegati”. La retina e lo schermo finiranno per fondersi.
~ Lev Manovich, “Il linguaggio dei nuovi media”, ed. Olivares, 2004

Più penso a come e dove vorrei vivere in futuro e più concretizzo nella mia testa una casetta in montagna, a due passi da una prato e un bosco, magari con un sentiero di quelli segnati in rosso, da passeggiata. Una famiglia nel migliore dei casi, altrimenti un bel Husky a farmi compagnia, col lavoro di illustratrice e (magari) scrittrice, con la tecnologia che ho ora e con tanti libri in casa. E’ proprio vero, a me la tecnologia piace fino a un certo punto. Sono partita da nuove tecnologie e finisco in mezzo alla natura. Sono una vecchia.

Oct 21
  
Mood : anxiousanxious
Music : Asobi Seksu - Walk on the Moon
Tv : Il tocco del male

Scrivere mi è sempre piaciuto molto, così pensavo. Penso tuttora che possa essere qualcosa che mi dia appagazione, o almeno divertimento. Ma sono molto rattristata che sia diventato difficile, o quantomeno lungo…o che io sia diventata di nuovo troppo pigra. Ai tempi della scuola era quasi una esigenza fisica, per riuscire a soppravvivere al grigiume in cui dovevo stare per 5 o 6 ore al giorno più compiti a casa; poi sono passata all’accademia, dove la mente era più libera di farsi viaggi e quindi meno vincolata al txt, e infine sono giunta agli ultimi febbrili (proprio, cough) mesi di vuoto che mi porteranno a Febbraio i due esami finali e alla tesi.
Proprio questo vuoto mi sta uccidendo il motore interno, la creatività. Mi consolo con la piccola felicità di aver letto un libro in un giorno, cosa che non capitava da molti anni, di averne quasi finito un altro e di essere tornata con la mente ai tempi delle medie, quando ancora amavo e non potevo stare senza buttare su carta qualcosa, qualunque cosa “basta che sia meglio della quotidianità“. Però mi sembra di essere Matilde di Roald Dahl, che alla fine del libro, quando viene messa in una classe avanzata dove può sfogare la sua intelligenza ai livelli alti che le sono propri, smette di avere poteri. La forza della sua mente, incanalata in un ambiente a lei più idoneo, non ha più bisogno di uscire con forza da lei e manifestarsi attraverso la categoria magica o della telecinesi. Era un finale che ai tempi mi lasciò con dell’amaro in bocca, e di anni ne avevo pochi. Me lo ricordo ancora bene e mi ci rivedo ora.
L’eremitaggio ormai mi sta facendo crescere più ansia per i contatti con gli altri che per la mancanza di verve scrittoria (esisterà sto termine?), ci devo dare un taglio presto.

May 21
  

Our happy places and the range of our sadness.

Alle elementari mi piaceva un ragazzino della mia classe. Niente.
Alle medie ci fu la cotta generale di tutte le ragazze per un ragazzo. Niente.
Alle superiori ebbi la mia prima cotta adolescenziale e anche l’ultima. Anche qui niente.
Agli scout c’era un ragazzo che era gentile e che mi sembrava simpatico. Niente pure qui.

Cara generazione dei nostri genitori, non so voi che diamine di fortuna o adattamento abbiate avuto con “quel che passava per il convento”. Anche io vorrei tanto, ma davvero tanto, che il principe o la dolce metà o come vogliate chiamarla fosse dietro l’angolo, e che mi avesse aspettato fino ad oggi, vedendo in me qualcosa di unico e che mi ami per quel che sono e che sia un sentimento corrisposto allo stesso modo da me. Che vivesse accanto a me, così da poter anche pensare, magari in un lontano futuro, che costruire qualcosa di bello assieme sia una possibilità realizzabile e non solo il sogno di una bambina che leggeva storie col finale ” vissero per sempre felici e contenti”. Cosa credete, che i vostri figli non vogliano essere felici? Che amino complicarsi la vita sentimentale? Che ci trovino un piacere perverso nell’avere una relazione a distanza e vedersi ogni morte di papa? No perchè sembra che voi la pensiate davvero così. Non parlo di me, che di relazioni manco ne vedo una, ma di persone della mia età o poco più che hanno trovato una persona con cui stare ma che per qualche scherzo del destino è lontana chilometri.

“Ai tempi nostri appena sentivi che l’altro o l’laltra veniva da una città distante allora mettevi in conto che non ci sarebbe mai stato qualcosa di sentimentale. Invece oggi, con internet…mah”

Ma perchè non fregarsene, mi si potrebbe dire.

“Ma è la società che cambia.”

Con quella punta di superiorità mista ad “ormai ci dirigiamo nell’annientamento dei valori della famiglia”, ecco cosa mi fa sentire quella frase come sbagliata. Ma non perchè io sia progressista o di estrema sinistra (che tanto non sono) o chissà che altra menata legata all’evoluzione “in negativo” della specie. Io penso che sia sbagliato perchè voi signori pensate che a noi piaccia che la persona a cui vogliamo bene sia distante da noi. No, no e no. Vorremo che abitasse nel nostro stesso quartiere, nella nostra stessa città, va bene anche la provincia o mal che vada, la regione. Noi NON godiamo nell’avere una persona cara distante con la quale possiamo comunicare velocemente solo tramite schermo. Noi (o almeno, io) la vogliamo qui, vogliamo che se la giornata ci va storta possiamo prendere un mezzo e vedere, toccare fisicamente, quella persona, sfogarci, o anche se abbiamo avuto una splendida giornata condividerla con loro, passare tempo assieme.

Pensate davvero che noi ambiamo ad una relazione a distanza? Non siamo fortunati come voi, non siamo accondiscendenti come voi forse, cerchiamo una persona che ci piaccia e la distanza la chiediamo dopo senza che questo influisca troppo nella relazione, almeno in un primo momento. Non tagliamo i ponti prematuramente, e chissà, magari lo facciamo perchè ci sentiamo senza speranza di essere assieme a qualcuno e avere una famiglia, e allora appena vediamo che con una persona ci stiamo bene, non ce ne frega di quanti chilometri ci separino da lei. Almeno ci proviamo, almeno tentiamo di non essere soli. Chi è che insegue il sogno allora d essere felici ad ogni costo, voi o noi? Lasciateci sperare almeno fino a che non arriviamo al cosidetto punto di non ritorno e allora tanti saluti, saremo vecchi e con lo spettro di tanti sogni sulle spalle ma almeno ci avremo provato, che devo dirvi. Ci starò male lo stesso di non aver trovato una persona vicina, magari litigherò e poi mi dividerò da chi pensavo di aver trovato adatto, ma nato ahimè a chilometri di distanza. Lo ribadisco, vorrei che la persona creata per me vivesse nella mia stessa città, ma forse chi amministra la mia storia non vuole vedermi felice in quel senso. O forse io non mi impegno per trovarla e voglio che lei venga da me, ma questa è un altro argomento di cui oggi non voglio parlare. Ciò che voglio scrivere è che non crediate che noi preferiamo un interesse distante, semplicemente, così va alle volte.
Se poi il mio principe compare e scopro che vive a Mogliano, per dire, indicatemi dove devo firmare.
Ma non fatemelo passare come un “più è distante più vi va bene, ma sappiate che la famiglia si fonda su blablablablablablablablabla”, no, non è così.
Punto.

May 14
  
Mood : nostalgicnostalgic
Music : Fairytale - Blue October
Tv : http://www.youtube.com/watch?v=BcaJUxDHYyA

Avevo scritto qualcosa che ritenevo anche carino, pur se disilluso e forse affetto da sindrome di “peter pan” come ora è definito da schiere di psicologi fai-da-te. Ma ahimè, perso nell’etere del web.
E allora fanculo, o più semplicemente, attaccatevi al tram. Torno alle mie illusioni di essere stata sradicata da una fiaba e messa in un mondo che non mi si conface. Me ne fotto se mi etichettano come “oooh, la donna che vuole il principe azzurro”, perchè non mi dispiacerebbe essere felice quando il mondo ti fa capire di giorno in giorno che per essere tali serve o molta droga o ci fai l’abitudine alla merda. Vorrei che se anche il mondo andasse a farsi benedire, io intanto sarei contenta di poter essere orgogliosa, e perchè no, pure felice di ciò che sono e di come mi comporto, senza che la società mi sputi in faccia la sua ignoranza, il suo cinismo e la sua disillusione che ormai si porta appresso come un’ombra.
Mi sono rotta di pensare al futuro come un’immensa vasca di schifezza in cui gente che già conosco ci sguazza dentro e mi fa segno di “non preoccuparti, presto arriverà anche il tuo turno”, mentre io aspetto la consegna della laurea come il lasciapassare per tuffarmi anche io in quella maleodorante piscina.
Deve esserci un mondo da cui le storie che ci narravano da bambini abbiano preso spunto o esistano così come le hanno sempre raccontate, storie di formazione, di viaggi di amicizie e amori così intensi che temevi che l’anima ti si rompesse fra le mani tanto erano forti. E di felicità, perchè no? Suona così male, essere felici dopo una serie di vicissitudini?
A me no. Qui le vicissitudini ci sono, ma l’happy ever after no, neanche per un minimo lasso di tempo. Anzi no, se per minimo lasso di tempo si intendono ore, minuti, secondi. E’ sempre così, una corrente che ti spazza via nel mare dell’indifferenza, dell’arroganza, dell’odio. E se provi ad andarci contro, tac, arriva qualcuno che te la fa pagare cara.
Magari eravamo noi un mondo di fiabe, una volta, ora siamo solo un racconto neanche tanto ben scritto che ci condurrà solo ad un grigiume che non va letto come sinonimo di equilibrio fra bianco e nero, quanto come reincarnazione della piattezza della vita, e dell’annullamento di qualunque ideale minimamente superiore. L’importa è sopravvivere, arrivare a prendere la paga, non avere problemi.
Ma no, in fondo sono io, che sogno ancora di castelli, di draghi e di popoli che combattono per un fine banale come la libertà e l’abbattimento del male, che sono infantile. E sì…chissà, che fiaba ero, in quel mondo che ora c’è solo nei libri.

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