Quickribbon Living in dreams
Jan 30
  

Piccolismo
Ogni tanto vado in giro per siti. Sapete, quei siti che si offrono come vetrina agli esordienti scrittori per renderli, appunto, visibili. Ottima idea, in sé. E funzionante, pure, dato che una “professionale” come me ci va a curiosare. Così scorro qualche testo, animata da una flebile speranza… ed è allora che, diretta come un pugno in un occhio, mi colpisce l’assoluta vanità di quelle proposte. Non voglio neanche parlare degli intimisti, di quelli che vogliono scrivere l’Opera Letteraria. Parlo invece di quelli che si confrontano con i modelli narrativi più popolari e comuni (giallo, noir, rosa…) C’è un piccolismo (lo so, non esiste, ma rende l’idea) in quei testi che davvero mi turba. Come se, per dire, Georges Simenon, Dashiell Hammett e Barbara Cartland fossero sì famosi, ma per qualcosa che non ha nulla a che vedere con la pagina scritta. Come se qualcuno sostenesse di essere appassionato di montagna e, senza aver mai neppure visto di persona le Dolomiti, fosse sicuro di poter scalare l’Everest. Da zero a ottomila, insomma.
Poi mi fermo a riflettere e mi rendo conto che un unico filo unisce tutti quei testi: il desiderio, l’impulso, la voglia, la necessità di parlare di se stessi, però soltanto per proiettarsi in vicende misteriose o esaltanti, per sentirsi finalmente protagonisti di qualcosa, per dare un senso più “movimentato” alla propria normalissima esistenza. Ed è la cosa che mi rattrista di più.
~ SecondoPiano - 17/04/08 - http://secondopiano.altervista.org

Ha ragione, ma per fortuna i miei personaggi di me hanno poco (altrimenti sai che noia). Più che vedere me stessa in una di quelle avventure (magari) il divertimento sta nel pensarle animate e vive davanti a me, non solo nella mia testa. Fare soldi con uno scritto è impossibile, però arrivare a spendere tempo e forze in un manoscritto ti fa venire voglia che qualcuno lo legga. Chi dice di no son pochi. Alla domanda “chi te lo fa fare?”, è vero che nessuno mi obbliga a scrivere, ma è anche vero che nessuno mi impedisce di farlo.
Se poi io non ho capacità, quello me lo devono dire altri che mi leggono, l’autocritica o l’umiltà arrivano fino a un certo punto. Sono loro che mi devono dire se la storia ha un potenziale, perchè oltre ad avere un punto di vista esterno hanno più esperienza di me. Ci si lavora su con un editor che ti vuole dedicare tempo (cosa non facile, c’è poco personale e poco tempo) e insieme si riesce a mettere su un libro con un capo e una coda, che poggia su fondamenta più solide della sabbia del “perchè sì”.
Tanto per fare soldi da viverci con un libro, le opzioni sono due:

a) diventi il nuovo King/Larsson/Brown (non me ne vogliano i fans dei primi due, ho preso i primi bestseller che mi son venuti in testa) e ogni libro che fai uscire attira stuoli di lettori;
b) scrivi più cose all’anno, libri, storia conclusive, a puntate, lavori come sceneggiatore (valido esempio è l’autore di “The Dresden Files”, Jim Butcher, che porta avanti due serie contemporaneamente, e bene.).

Se non rientri in a o in b, scrivere diventa un plus. Questo plus cosa è? Soldi (pochi) e soddisfazione (molta, per me), con un’abbondante spruzzata di vanità riassumibile in “Ho pubblicato un libro!”. La cui risposta potrebbe essere “I calciatori e Moccia ti battono in incasso”. E’ un plus che a me piacerebbe tanto, ma di certo non ci vivo, per quello c’è il lavoro stipendiato. Basta esserne coscienti, non credere di possedere il nuovo classico della letteratura e di farci i soldi sopra. Sarebbe bello, ma al 90% dei casi non è mai così.

Jan 29
  
Mood : melancholymelancholy
Music : Love is a mystery - Ludovico Einaudi
Tv : mIrc e Youtube

Mi è capitato, per esperienza personale e altrui, che finita la scuola superiore, quando devi scegliere la tua futura università, moltissimi si mettono a studiare materie che la scuola appena frequentata metteva in secondo piano. Io uscita dallo scientifico sono andata a fare accademia d’arte. Chi esce da lingue, poi va a economia. Chi esce da ragioneria, si butta sulle lingue. Fermo restando che ci sono persone che seguono il percorso già intrapreso alle superiori, è una tendenza che ieri mi ha fatto pensare.
Il mio diploma laurea è di Nuove Tecnologie per l’Arte, Progettazione Grafica. Se ne dedurrebbe che io veda nella tecnologia, che giusto ieri ha portato alla presentazione stile Simba da “Il Re Leone” della tavoletta di (Mosè?) Jobs, iPad, il bene supremo. Il fine ultimo, la soluzione a tutti i problemi, il “tutto impalpabile e digitale”, la fighezza del virtuale. Indubbiamente io adoro il PC (l’Apple meno), è la fonte di fancazzeggio primaria in questa fase della mia vita e allo stesso tempo la piattaforma di lavoro su cui opero. Senza Internet mi sento tagliata fuori dal mondo, anche se non devo comunicare nulla, tanto meno di utile. Mi piace perdere tempo “surfando” nella rete, vorrei avere costantemente aggiornamenti da leggere e siti da controllare.
Poi mi prendono quei cinque minuti di isolamento (leggasi, luna storta per altri motivi o birra) e penso a un futuro in cui tutto è digitale, a come la tecnologia ebook sia il futuro, mi visualizzo in un film sci-fi in cui il computer è un’entità talmente presente che ti domandi se tu stesso sei un programma o se hai effettivamente una corporalità, una vita, se esisti aldifuori della tua camera da letto o se perfino quando dormi il desktop del tuo ufficio è collegato al tuo cervello tramite un chip e il tuo datore può vedere se ti fai un sogno erotico in cui è coivolto il tuo segretario. O rido, o mi incazzo come una bestia.
Mi basta guardare gli album che abbiamo in casa per notare come non ci siano più fotografie materiali dall’avvento della macchinetta digitale. Perchè stamparle? Sono comodamente sul PC. Mille fotografie, perchè la memory card ne può tenere ben oltre le 36 dei vecchi rullini. E poi, chi le guarda? Nessuno. Sono nel PC, o in un CD, o in futuro in qualche dispositivo virtuale che ti bastera “touchare” perchè te le mostri a tutto schermo. Poi arriva un format e via tutto. O si rovina il supporto. Poi non ti ricordi più di averle e spariscono.
Impalpabile, bello, non sporca, brillante, comodo, leggero. Il digitale è il futuro. Tutto è di tutti, tutto è appiattito senza più gerarchia di importanza, la tua camera diventa il mondo.

Intorno a noi si vedono i segni di una crescente mobilità accompagnata dalla miniaturizzazione degli strumenti di comunicazione: telefoni mobili e organizer elettronici, pager e laptop, telefoni e orologi connessi a Internet, Gameboy e altri videogiochi portatili. Alla fine l’apparato della realtà virtuale si ridurrà a un chip impiantato nella retina e connesso via etere alla Rete. da quel momento porteremo con noi la nostra prigione, non per confondere allegramente le rappresentazioni e le percezioni (come nel cinema), ma per essere sempre in “contatto”, sempre connessi, sempre “collegati”. La retina e lo schermo finiranno per fondersi.
~ Lev Manovich, “Il linguaggio dei nuovi media”, ed. Olivares, 2004

Più penso a come e dove vorrei vivere in futuro e più concretizzo nella mia testa una casetta in montagna, a due passi da una prato e un bosco, magari con un sentiero di quelli segnati in rosso, da passeggiata. Una famiglia nel migliore dei casi, altrimenti un bel Husky a farmi compagnia, col lavoro di illustratrice e (magari) scrittrice, con la tecnologia che ho ora e con tanti libri in casa. E’ proprio vero, a me la tecnologia piace fino a un certo punto. Sono partita da nuove tecnologie e finisco in mezzo alla natura. Sono una vecchia.

Jan 7
  

Titolo alternativo: “L’importanza di usare il mixer”

Buon anno a tutti per chi passa per di qua! Io sono ancora viva e cercherò di esserlo in abbondanza fino alla fine di Febbraio quando, forse e spero sia un forse sì, riuscirò a levarmi di torno le due estetiche e la tesi. Fondamentalmente non c’è nulla di nuovo, tranne il numero della data. Complici i problemi legati all’università per me l’anno nuovo comincerà (forse) alla fine di questa rocambolesca corsa, che spero abbia un finale positivo.

Parlando di cinema, ho potuto assistere per ben due volte al nuovo film Disney, cosa di cui vado fiera. Se la prima visione è stata paragonabile a quella di una bambina a cui si vede ridato il suo giocattolo preferito dopo mesi, la seconda ho cercato di focalizzarla sull’insieme, sui poveri sfondi a cui non viene mai data l’attenzione che meritano (parlo per me) se non dal punto di vista corale dell’inquadratura. Sulle musiche, per la prima parte del film non mi hanno entusiasmato molto, sarà che il jazz si sposa meglio con situazioni più accese che non nel presentare il sogno della protagonista sul suo ristorante. In compenso l’idea di animare la sequenza onirica con disegni ispirati ai manifesti l’ho gradita moltissimo. Un po’ troppo giallo negli sfondi e oggetti, ma Tiana risaltava che era una meraviglia. La voce italiana per la parte canora credo sia inferiore a quella originale, non perchè abbia sentito le canzoni in inglese, ma a pelle è l’impressione che mi ha dato; infatti l’acuto usato nel tema della anziana strega sta bene, ma per le altre è troppo bassa. Splendida invece la voce del principe, e il doppiaggio lo stesso. La sequenza migliore? Una è molto breve, il flashback di Louis sul suo tentativo fallito di suonare in un battello, con l’inquadratura lontana di lui che fugge e a cui sparano addosso, sempre fissa, ho riso in modo imbarazzante. L’altra è l’incontro coi cacciatori di rane, tutta la sala non smetteva di lollare. Che belle cose ;_;
Poco terrorizzante, forse perchè molto colorata, le scene su Facilier e i suoi “amici” dell’Aldilà, ma forse il fatto di avere 23 anni si fa sentire sul piano dell’impressionabilità. Dovrei chiedere a un bambino se ricorderà quelle sequenze con paura oppure no. L’uso di tonalità così accese (anche se prevaleva il verde) probabilmente viene da una ricerca sul vodoo, una cultura decisamente fuori mano da quelle a cui siamo abituati, dove il terrore si fa tramite immagini meno giocose. E’ pure vero che la sequenza degli spettri di “Taron e la pentola magica” era virata al verde, e lo è pure la trasformazione di Malefica o quella di Ursula o di Grimilde, ma c’era anche una pesante presenza di nero e blu. Mm, mi rincresce di non aver frequentato il corso che parlava di colori e forme X’) La trama è divertente, i personaggi pure (Naveen è gnoccone gh), le musiche hanno il loro picco durante il viaggio nella palude e il confronto finale fra Tiana e Facilier è degno di Kon. Anche se il mio rettore afferma che Peter Pan faceva di questo il tema portante del film, è la prima volta che vedo un’immersione totale del personaggio principale in quella che è una dolce illusione in una produzione Disney. L’ho visto due volte e me ne vanto, se avete occasione fatelo pure voi.

Tanta malinconia invece per Aria ;_; è davvero finito, e ne sento la mancanza. Visto che per terminare la pubblicazione hanno dovuto unire due volumi in uno, non c’è speranza che pubblichino qui Amanchu vero? Mestizia, mi dicono che merita perifno di più. Limitarsi alle scan è dura, ma in mancanza di meglio… Ci si consola con i manwua e con Fables, di cui finalmente sono riuscita a trovare Dark Reign! Se domani ho occasione vedrò di fare un giro alla Supergulp di Mestre, per vedere se l’ultimo è arrivato anche in Veneto. Ne dubito, ma tanto non avrò treni per casa per un bel po’. E datemi l’artbook di Aria.

Ed ecco qui invece,la mia ultima spesa grossa del 2009, alla fine ho ceduto.

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Sono bellissimi assieme e voglio anche gli altri, sob. Probabile che non li faranno, se per lo stesso FFVIII si sono limitati nel numero. Magari potrei sperare in un Kuja di Dissidia, se nel frattempo non si fossilizzano a creare action figures di FFXIII o del sempreverde FFVII. Che poi, ci scappasse una Aeris figa sarei pure tentata. Ma lo spazio in più è già terminato, mi terrò la voglia ;^;

Di recente mi stuzzica l’idea di dare una parvenza di utilità a questo blog aldilà del parlare dei fatti miei, ma conoscendomi…ne riparlerò a Marzo, quando spero di avere una vita più serena e più tempo per scrivere (bene) di argomenti di interesse generale. E devo fare il post a Villnore, tra le varie cose. Sarà lungherrimo ;o;

Váš prohlížeč nepodoporuje Flash stáhnětě jej.

Dec 11
  

Mmm, la moda dei blog è passata? Vedo che di recente ci sono meno aggiornamenti in giro, si preferisce usare Twitter o FacciaLibro per informare su come va. Lo faccio pure io, è innegabilmente più immediato :p
Non ho affatto dimenticato di avere una parte del dominio dedicata al blog, ma a parte le cazzatine e lo scazzo del non voler studiare e perdere tempo in altro, accade di raro che abbia qualcosa da raccontare che necessiti più di due righe. Non ho voglia di lamentarmi su come “non mi sto applicando e che se continua così sarò appesa all’antenna tv di casa dai miei”, parlerò di cose serie oggi.
E per una mezza-donna come me, cosa è più pregante dello disquisire di sano…SHOPPING?

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Nov 6
  
Mood : cynicalcynical
Music : Era - The Legend
Tv : Bioshock 2: Sea of Dreams - Teaser

Oggi, dopo un mese di puro fancazzeggio/pare scrittorie, mi sono messa con il libro di estetica davanti che avevo provato ad aprire già a fine Settembre, finiti gli esami. Non mi stupisco di averlo chiuso subito quel giorno e di aver detto “vabbè, domani”. Leggere oggi quelle pagine mi ha fatto comprendere due cose, slegate fra di loro e che quindi affronterò in due paragrafi diversi.

1) L’estetica è una materia infarcita di termini che a loro volta occupano due pagine di enciclopedia e che quando arrivi alla fine non hai capito cosa hai letto. Era quella parte di filosofia che la nostra professoressa (che era decisamente brava) ci faceva spesso saltare perchè tanto non serviva a niente. Concordo, ora come ora, discutere su temi d’arte, di tecnica, di bello, è inutile. Dal mio punto di vista di probabile sempliciotta ed ignorante, il tema di cui vale la pena parlare e in caso imbastire una guerra dialettica sopra è unicamente l’etica, che implica l’aver capito almeno le basi della filosofia per poterne discutere. Le altre branche sono uno spreco di carta, in tutti i sensi. Disquisire su argomenti teologici può essere divertente una sera che hai bevuto una birra e ti senti particolarmente logorroico. Ma filosofia della linguistica, della matematica, e di tutte le cugine che hanno è una perdita di tempo. Parlare di arte, pure. Durante i secoli, l’arte aveva mantenuto un suo campo di azione limitato dalle cosidette “belle arti”, le classiche pittura, scultura, architettura successivamente grafica d’arte. Oggi se decidi di spendere 12 euro per andare a una mostra di arte contemporanea scopri che arte è qualunque cosa. Come ci sono le idee simpatiche o geniali o che mischiano i media, c’è chi prende una mucca, la squarta e la mette sotto vetro come chi prende una matita, traccia due linee su una tela (o la taglia) e la appende. Dove è finito il bello tanto elogiato dall’estetica? Nel cesso, credo. E hanno pure tirato lo sciacquone. O peggio, ciò che vediamo alle mostre è risultato dell’evoluzione del pensiero estetico, in sostanza “tutto e niente sono entrambi meritevoli di attenzione”.
La mia idea è che è il critico che ti fa l’artista, non viceversa, ormai.
Mi sono messa a leggere e sottolineare le prime 10 facciate di uno dei libri che devo portare all’esame e il risultato è stato un’accozzaglia indefinita di congetture e termini, oltre che un gran mal di testa. Ho letto ad alta voce un passaggio svariate volte, per cercare di capire cosa l’autore volesse trasmettermi o in alternativa impararlo a memoria (idea accantonata, vista la quantità di nozioni da sapere).
E’ troppo facile aprire la bocca e riversare parole come un treno in corsa non si sa dove, tanto parli di aria fritta! Di concetti di bello che sono soggettivi, ma anche oggettivi, singoli, ma anche molteplici! Insomma, è uno ma è anche due, è bello come parlando di quanlcosa di non tangibile si possano sparare le peggiori affermazioni mai pensate.
Liberi di chiedermi se sia di vedute ristrette io, ma parlare di arte e di Dio è bello quando sei al pub, non quando sei sobrio e costretto a capire i pensieri di gente morta che poteva tenersi per sè le proprie rivelazioni filosofiche, che si vede quanto siano state utili.
In sostanza, non ci sto capendo un cazzo ed elemosinerò un 18 ad entrambi gli esami. Vi lascio con un esempio estratto da “I nomi dell’estetica” di E.Franzini e M. Mazzocut-Mis, edito Bruno Mondadori, 2003.

Il bello è allora inserito in un contesto complesso, al tempo stesso soggettivo, formale, naturalistico, teleologico, morale, linguistico, artistico e geniale. Si presenta dunque non come un territorio autonomo e autosufficiente, ma come uno “spazio soggettivo” in cui liberamente si esercita la capacità di giudicare dei soggetti, funzione che ne rivela su un piano critico il carattere simbolico e l’irriducibile specificità antropologica.

2) Ebook e libro. Andando sul blog di Lara oggi si parlava di sconti, libri al supermercato e politici che non han di meglio da fare se non sindacare su argomenti a caso. Aldilà della discussione in sè, che chi è interessato può seguire e commentare, non mi è andata giù la posizione di molti sul libro virtuale. Sì, figo, puoi avere tutti i libri che vuoi dentro un palmare, pesa niente, non sprechi carta, salvi l’ambiente, salvi il mondo libero degli autori che così possono farsi leggere ovunque senza passare per le case editrici etc etc. Ora hanno fatto i supporti nuovi che non danno fastidio agli occhi e puoi perfino sottolineare (!) prendere appunti con la pennetta, e via così.
Si vede che sono vecchia dentro, a me tutto questo non piace un accidenti. E’ verissimo che non essendo abituata a studiare su supporti diversi dalla carta io trovi difficoltoso e improponibile la sola idea di affrontare testi in 2D e che le generazioni future non avranno questo ostacolo. Ma a noi, in accademia, hanno inculcato in testa che PRIMA di mettersi al pc a cincionare col pacchetto Adobe devi lavorare con le mani, crearti schizzi, provini, avere il contatto con la carta e la sensazione che dà, e vedere che i brillanti colori dello schermo una volta stampati non erano ciò che pensavi. Quando prendo un libro in mano e sento le pagine tra le dita avverto la presenza fisica della storia e del mondo che l’autore/trice cerca di farmi passare. Mi piace avere gli scaffali pieni di libri, mi piace portarmeli appresso, sottolinearli con la matita, scarabocchiare quelli di scuola e se cerco una parte che mi interessava non la copio e incollo n un txt del supporto ebook, apro la pagina dove “mi ricordo che c’era il passaggio”. Questa mancanza di fisicità mi preoccupa, questo eden perduto che tutti declamo essere il libro virtuale a me non entusiasma così tanto. Certo che renderà le cose migliori, ed è molto probabile che tra qualche anno li userò anche io. Ma quando arrivo a casa non mi va di vederla vuota di carta e per leggere qualcosa io debba sfogliare l’archivio virtuale. Che diamine, sarò davanti agli schermi per il 90% del mio tempo, non lo voglio anche qui X°D
Per carità, sarebbe stato divertente vedere un bimbomikia che leggeva HP e sul più bello (?) gli si scaricano le batterie dell’ebook :°D
Non voglio urlare al “retrograda”, è che su certe cose preferisco tenermi ciò che già ho. Indubbiamente porterà una ventata di aria fresca e forse l’editoria italiana comincerà a non mettermi un libro a 16 euro che neanche un brossurato alla Sky Doll… E’ che la vedo come per la musica coi cd. Li producono ancora, certo, ma chi li compra ormai? Tanto è tutto su internet (gratis magari).
Vabbè, a me basta che i libri ci siano anche per chi verrà dopo di me. Sullo spreco di carta ho idee migliori eh: non stampate Moccia, Meyer e compagnia, quelli vanno benissimo in digitale! Davvero!

Nov 5
  
Mood : bouncybouncy
Music : My special child - Sinead O'Connor
Tv : il video della canzone sopra

Quando vedi che una ragazza tre anni più giovane di te ti crea cose simili

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a me cade la mascella e comincia un endless eight di disperazione.
ZETSUBO SHITA!

( Visitate il blog dell’autrice -> Sognando )

Oct 21
  
Mood : anxiousanxious
Music : Asobi Seksu - Walk on the Moon
Tv : Il tocco del male

Scrivere mi è sempre piaciuto molto, così pensavo. Penso tuttora che possa essere qualcosa che mi dia appagazione, o almeno divertimento. Ma sono molto rattristata che sia diventato difficile, o quantomeno lungo…o che io sia diventata di nuovo troppo pigra. Ai tempi della scuola era quasi una esigenza fisica, per riuscire a soppravvivere al grigiume in cui dovevo stare per 5 o 6 ore al giorno più compiti a casa; poi sono passata all’accademia, dove la mente era più libera di farsi viaggi e quindi meno vincolata al txt, e infine sono giunta agli ultimi febbrili (proprio, cough) mesi di vuoto che mi porteranno a Febbraio i due esami finali e alla tesi.
Proprio questo vuoto mi sta uccidendo il motore interno, la creatività. Mi consolo con la piccola felicità di aver letto un libro in un giorno, cosa che non capitava da molti anni, di averne quasi finito un altro e di essere tornata con la mente ai tempi delle medie, quando ancora amavo e non potevo stare senza buttare su carta qualcosa, qualunque cosa “basta che sia meglio della quotidianità“. Però mi sembra di essere Matilde di Roald Dahl, che alla fine del libro, quando viene messa in una classe avanzata dove può sfogare la sua intelligenza ai livelli alti che le sono propri, smette di avere poteri. La forza della sua mente, incanalata in un ambiente a lei più idoneo, non ha più bisogno di uscire con forza da lei e manifestarsi attraverso la categoria magica o della telecinesi. Era un finale che ai tempi mi lasciò con dell’amaro in bocca, e di anni ne avevo pochi. Me lo ricordo ancora bene e mi ci rivedo ora.
L’eremitaggio ormai mi sta facendo crescere più ansia per i contatti con gli altri che per la mancanza di verve scrittoria (esisterà sto termine?), ci devo dare un taglio presto.

Sep 26
  

Treviso Comics 2009 - Illustrazione: Alberto PonticelliFiniti gli esami settembrini mi sono provata a imbarcare in quello che rimane nella storia il primo festival del fumetto in Italia, Treviso Comics. Non sto dando chissà che supporto, ma essendo entrata per caso in contatto con lo staff non sono inserita a tal punto da poter fare grandi imprese. Noto piccoli ma importanti cambiamenti, tipo le pareti divisorie tra uno stand e l’altro. Cosa ottima: fa meno miseria e la gente può appenderci i propri posters, ora sì che sembra una fiera-mercato. Rimane una scoraggiante impressione però, per chi come me ha avuto i primi contatti con una fiera del fumetto in quel di Lucca, dove tutto è molto più ampio, sia a livello di fondi sia per gli spettacoli, le iniziative, i concerti, le case editrici e non ultimo la gente. Treviso comics appare sempre troppo poco. Treviso città d’arte leggiamo sul pannello che saluta i visitatori, quando la nostra città è conosciuta principalmente per l’Ombra Longa (soppressa, grazie a Dio), festival del vino che si traduceva in prodotti di qualità scarsa dati a pochi soldi e giovani sotto i 16 anni ubriachi a vomitare per strada, e per la persona di Gentilini, Sceriffo delle magre figure in televisione (e che ricordo essere VICE-sindaco).
Io l’arte la vedo poco nella mia città. Non affermo che tutto il fumetto sia arte, perchè altrimenti basterebbe prendere un pennello, fare una striscia blu su una tela bianca ed ecco l’opera da MOMA (oddio…in verità E’ così, ma lasciamo perdere); ma come esistono diversi tipi di film, esistono diversi tipi di fumetto. Partire in quarta e affermare che i fumetti sono roba di bassa lega è un discorso sbagliato quanto dire che tutto il cinema prodotto fino ad oggi sia automaticamente un capolavoro. Vacanze di Natale incluso.
Quindi perchè non provare ad investire su un festival che tratta di fumetto? Fare pubblicità mesi prima, mettere indicazioni per la città su dove siano i luoghi di esposizione (perchè perfino io non sapevo dove si erano ficcati, la piantina era troppo piccina nel volantino), richiamare un po’ di attenzione così da poter portare qui autori importanti. Porca miseria, c’è Sarmede in provincia di Treviso, la fiera INTERNAZIONALE dell’illustrazione per l’Infanzia che comincia il 17 ottobre. Non ho visto UN manifesto che fosse uno in giro.
Non so dire se prossimo anno sarò ancora in contatto con lo staff del Fumetti in TV, in caso sia così cercherò di portare problematiche come queste in discussione e nel possibile di risolverle. Perchè già Albo e compagnia si sono fatti un mazzo tanto per questa edizione che lui stesso ha definito di transizione, auguriamoci che nel 2010 le cose saranno più grandi. Anche perchè cari trevigiani, se viene gente vi riempiono gli hotel e i B&B. Soldi :D
Mica pretendo che tutti diano una mano a gratis o che siano acculturati (i bimbiminkia del Lucca ne sono un esempio), ma cielo vi portano soldi, vi fanno così schifo? Fortuna vuole che in questi giorni c’è la Vetrina Trevigiana in corso, a cui hanno fatto ovviamente più pubblicità. La gente che capita per caso in Camera di Commercio fa sempre bene.
A proposito della fiera mercato, ho fatto compere oggi, anche se monotematiche.

So furry eh? Ed ero pure tentata di comprarmi quest’altro

Omaha -> Qui per informazioni

ma penso lo farò domani. I tre di sopra sotto tutti disegnati da Oscar Martin, adoro il suo tratto. Ho cominciato a leggere la Gilda 1 e anche se non impazzisco per la colorazione (Tenderini mi ha abituato troppo bene), il disegno compensa.
Spendacciona come non mai, ma credo di aver affogato nella spesa una delusione di oggi. In pratica la scuola di fumetto di Venezia nella quale volevo provare ad entrare, da quest’anno (sfiga) non comincia più ad Aprile fino a Ottobre, ma da Settembre fino a Giugno. Quindi se mi riesco a laureare a Febbraio…da allora fino a Settembre dovrò cercarmi un lavoro. Ho già l’ansia di trovarne uno, del luogo, gli orari, del fatto di come mantenerlo…è davvero meglio che impiego la testa a pensare agli esami invernali.

E ora un poco di riposo, poi di nuovo inaugurazione di una mostra, cena, e forse ancora inaugurazione notturna. Voglio scrivere (e avere la voglia di scrivere), vediamo se devo aspettare fino a domenica.

Sep 8
  
Mood : workingworking
Music : tracce random
Tv : Jamendo.com

Giusto per dire che non sono morta anche a chi non ha un account su faccialibro, e non si sorbisce i miei scleri universitari. E ora una badilata di affari miei.

Il sito, che era ciò di cui mi ero bullata di aver finito prima della fatidica settimana prima degli esami (o notte, come mi capitò per illustrazione), mi ha truffato, è l’esame che ho per ultimo nella lista, a fine mese. Tra poco meno di una settimana si approcciano i due temibili invece, quelli col malloppone di roba da studiare e/o produrre. Ed entrambi hanno portato con sè pareccchi problemi. Primo, montaggio video, su cui non mi veniva alcuna idea e mi ci sono scervellata anche troppo visto il risultato finale. E bisognava mandare lo storyboard ALMENO 15 giorni prima dell’esame, io come una pirla non me ne sono resa conto del tempo e patem, inviata tre giorni dopo. Genio. Il montaggio in sè almeno non mi ha preso più di un pomeriggio, la parte che manca (filmati di Treviso e Venezia) la recupero domani andando a filmare in giro con mia sorella. Già che ci siamo, mi tocca però passare in segreteria pure, e perchè? Perchè non mi hanno iscritta nella lista di ammessi ad un esame che devo dare. Bello. Ma neanche un esame da nulla che tanto posso ridare (senza contare che se mi laureo a Febbraio mi bastano i due di estetica, non necessito di aggiunte), no, è uno di quelli che mi hanno condotta ad isolarmi dalla comunità, quello sul volantino del fumetto e il logo. Il lavoro di impaginazione in sè non è stato dispendioso di energie. Ma diamine, per un lavoro di otto facciate ho disegnato, chinato e colorato 21 disegni in meno di una settimana. Se devo fare altro di Etherea è la volta buona che scoppio. Quindi no, questo esame LO VOGLIO dare, me ne importa poco se hanno perso o letto male la mia iscrizione. E di questo devo ancora ripassare/leggere l’ultima parte del libro, finire pure quello di montaggio, che tanto non ci sto capendo nulla, leggere/studiare le dispense ed un extra solo per me, perchè a causa di due assenze di salute una, e di acqua alta l’altra, non raggiungevo le firme necessarie per sostenere la prova finale. Grazie al cielo non ho più lezioni in laguna, tranne escursioni per parlare ai professori e per la tesi. E i casini burocratici che di certo ne usciranno.
Il problema di questa notte invece è, devo trovare una musichetta strumentale discretamente ritmata da mettere di sottofondo al videocurriculum, e sto navigando su Jamendo cercando di capirci qualcosa di questi mille sottogeneri, sperando di avere culo e trovare una traccia adatta.
Non vedo l’ora sia il 23 di sera, quando avrò finito il tour de force settembrino.
Ancora grazie a chi mi ha fatto gli auguri per il compleanno poi, lo ricorderò mangiucchiando il tiramisù avanzato :3
E un in bocca al lupo a chi è nella mia stessa situazione o peggio.

Aug 26
  
Mood : nauseatednauseated
Music : la tv
Tv : Spectacular Spiderman

Si torna a certi argomenti anche di mattina, se avete voglia di sentire gli scleri proseguite, altrimenti lasciate perdere.

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